Mostra “Stati Vitali” 07-20|09|2016

29 settembre 2016


Vito Lentini,
07 settembre 2016 – 18:30.

Testo critico a cura di Massimiliano Bisazza.

Stati vitali”.

Dopo il successo delle mostre meneghine dell’anno passato, Vito Lentini torna con un nuovo progetto artistico in Galleria STATUTO13 nel cuore di Brera dove espone nuovi lavori con tecniche miste: dall’acquarello su carta all’acrilico su tela. Sperimenta supporti e formati con grandezze più ampie rispetto al passato e si cimenta in una poetica complessa e accattivante, quella degli stati vitali dell’essere umano.

Affascinato dal mutare dell’umore insito in ognuno di noi, induce alla riflessione e alla constatazione che questa tematica varia da persona a persona, in base alla sensibilità, al vissuto del personaggio osservato e alla percezione dell’artista che lo rifrange grazie all’ausilio dell’arte visiva che più gli è consona.

Scandagliare sensazioni come la gioia, la malinconia, la rabbia, la tristezza, la sensualità, l’ilarità e molti altri stati vitali è l’obiettivo di questo progetto che l’artista Lentini ha saputo cogliere con sensibilità, ironia, e non solo.

L’universo dei “Dieci mondi” (Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità o Estasi, Cielo, Apprendimento, Parziale Illuminazione, Bodhisattva e Buddità, ndr.) catturati in un solo istante di vita sono un principio fondamentale espresso nelle filosofie orientali da molti secoli or sono e possono essere intesi e riletti come “l’incipit” di tutto il lavoro di Vito Lentini che, attualizzandone il contesto, è stato capace di rendere “appetibile” e mai scontato un concetto sempre attuale e soggettivo.

I personaggi femminili, da lui molto amati da sempre, sono protagonisti di questo excursus   visivo: riflessivi, spaventati dietro a un vetro immaginario, danzanti, galleggianti in una metaforica caverna – che molto fa pensare all’antro della vita, al liquido amniotico, all’origine, alla nascita o al luogo sicuro che sa donare un riparo sin dai tempi primordiali -, compiono gesti abituali o, se riletti in modo del tutto confidenziale, rituali, confortanti.

Tecnicamente gli acquerelli sono stesi in modo accorto, il colore è sapientemente dosato, equilibrato e dimostra la capacità dell’artista Lentini nel saper maneggiare con cura i pigmenti e nel darne un bilanciamento che emerge in ogni stesura, in ogni campitura o velatura. Interessante è l’intenzione e la scelta nel riproporre alcune silhouettes sia con l’utilizzo dell’acquerello che con la stesura su tela di monocromie acriliche. Proprio questo passaggio è da intendersi, a mio avviso, come crescita stilistica, come ricerca e sperimentazione, dal momento che l’opera monocroma è assai complessa nel perfezionarla, seppur nella sua apparente semplicità cromatica.
La percezione è quasi quella del “confronto” di una tematica comune che è rappresentata con stili e tecniche molto diverse tra loro, dando così la parvenza che una sia il bozzetto dell’altra o vice versa, ma scoprendo solo poi, che così non è.

Elevando lo stato vitale riusciamo a guardare gli eventi della nostra esistenza da nuovi e impensabili – ma indispensabili – punti di vista, a “trasformare il veleno in medicina” (dove il “veleno” è la chiara metafora riferita agli ostacoli della vita..),riuscendo a trovare però la giusta prospettiva in qualunque situazione si debba affrontare nella vita.

Percorrere un cammino con questo atteggiamento ci permette di rinnovarci e di vincere sui nostri stati d’animo negativi, dominandoli, facendo da “registi” della propria esistenza, invece che essendone soggiogati. Nelle opere di Vito Lentini c’è tutto un “mondo” personale di vissuto, che sa porci all’interno di questo viaggio introspettivo e che vuole guardare alla luce, lasciandosi pertanto il buio delle esperienze dolorose alle spalle. Una volta compreso questo importante messaggio insito nelle opere artistiche esposte nella nuova mostra personale che l’artista ci propone; potremo comprendere meglio il senso, il viatico, ossia quel conforto che la poetessa Alda Merini ha saputo esprimere come sempre con grande maestria e profondità con le sue parole – qui “intonate” come epilogo – quando disse:

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri… E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore”.

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